Perché ha sentito l’esigenza di scrivere questo libro?
“Non avevo esigenza di scriverlo, non ho mai l’esigenza di scrivere una storia, più che altro sono loro – le storie – che mi vengono a cercare e scelgono di farsi scrivere. Penso sempre che l’autore sia un tramite, e nulla di più, tra le storie e chi legge. In particolare, Provaci ancora, Mister Cascione avevo voglia di scriverlo perché il protagonista, l’allenatore scalcagnato a cui tanto voglio bene, è un contatto con il me venticinquenne che ha iniziato a scrivere romanzi, essendo Vanni Cascione il protagonista del mio primo romanzo in assoluto (Atletico Minaccia Football Club). E’ stato un atto d’amore dovuto verso una parte “bambina” di me“.
Ci dica un solo aggettivo che qualifica la sua opera.
Autentica.
Il suo libro è nella cinquina finalista del Premio Invictus: sarà il più votato dalla giuria perché…
“Perché sarà quello che ha più emozionato i giurati, mi auguro. L’unico motivo per il quale scrivo (oltre a tenere in equilibrio il mio cervello strano, si capisce) è quello di emozionare quante più persone, coprendo tutte le accezioni possibili per la parola emozione“.
